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Rethinking animality tra antispecismo e postumanesimo

Dal 26 al 28 Settembre si è svolta nella bellissima città di Santiago De Compostela la conferenza dal titolo Rethinking animality organizzata dall’associazione  Gallinae in Fabula.

Il tema centrale è stato ripensare il nostro rapporto con gli altri animali attraverso l’etica, la letteratura, il postumano, il diritto, l’arte, la filosofia.

La conferenza è stato un tentativo, ben riuscito, di mettere insieme studiosi provenienti da più parti del mondo, quindi non solo europei,  per ripensare l’animalità, tra cui la nostra di animali non umani.

Tutte le relazioni sono state interessantissime ed hanno  gettato una luce diversa sul nostro rapporto con gli altri animali.

Riassumere i contenuti di questa conferenza sarebbe epico perché sono stati tre giorni intensi ricchi di contenuti , in estrema sintesi quello che è rimasto a me come riflessione sono queste domande nate dall’ascolto delle relazioni:

1)Cosa s’intende per intelligenza e perché pensiamo sia appannaggio soltanto degli animali umani, che fondamento ha questa convinzione?

2) L’animale è un referente assente?

3)Il design tende a rafforzare lo specismo oppure può  andare verso il multispecismo?

4) Esiste un diritto alla solidarietà ed al rispetto dell’animale?

5) Il rispetto della privacy nelle investigazioni sotto copertura è un diritto da tutelare?

6)Le performance create per i pets annoiati sono una forma di specismo?

7)La soggettività degli animali non umani è autoevidente?

9) L’uso dell’ingegneria genetica per riportare in vita gli animali estinti è una forma di specismo?

10) L’arte è un mezzo per riflettere sul postumano e dargli una forma visibile?

11) Il postumano  è una filosofia o è già tra noi?

12) L’antispecismo è superato dal postumano?

13) La creazione da parte dell’uomo delle categorie natura e cultura è ancora attuale?

A partire dal mio talk sulle nuove tecnologie, come mezzo per oltrepassare i confini tra le specie, e la loro regolamentazione queste riflessioni mi accompagneranno per molto tempo e ringrazio tutti i relatori di questo Convegno per avermi dato tanti spunti su cui riflettere, studiare ed approfondire.

 

 

 

Animali geneticamente modificati, animali editati ed il futuro della ricerca sugli animali

Fino a qualche anno fa, precisamente il 2015, tutta l’attenzione era concentrata sugli OGM, organismi geneticamente modificati che alla fine degli anni ‘90 sono comparsi nel nostro vocabolario e tra le nostre paure. Sugli OGM non c’è mai stato un coinvolgimento pubblico efficace e questo ha portato ad un atteggiamento di paura e diffidenza facendo sì che venissero percepiti come rischiosi. Per OGM ai sensi della direttiva 2001/18 CE s’intende “un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l'accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale”. Insieme agli OGM un altro termine ha destato sempre molte preoccupazioni: “clonazione”. Anche su questa non c’è stato un coinvolgimento del pubblico che però nel momento in cui si è sentito dire che tanto non riguardava l’essere umano si è rasserenato e l’ha dimenticata come se non esistesse.

Nei laboratori di tutto il mondo, però, il Trasferimento nucleare somatico (SNT), comunemente detto clonazione, continua ad essere usato per clonare gli animali su cui vengono fatte le modifiche genetiche che ci hanno detto, fino al 2015, che fossero indispensabili per il progredire della ricerca. E’ così che sono stati creati topi modificati per esprimere le malattie più disparate, scimmie e maiali “umanizzati”, ossia geneticamente modificati con l’utilizzo di tecniche knock-out o knock-in. In ambienti accademici, scientifici si sapeva che queste tecniche avevano grossi limiti perché la modifica genetica spesso non veniva espressa come avrebbe dovuto e non sempre gli animali clonati la esprimevano. Questo ha comportato un numero non quantificabile, visto che quasi nessun paese è tenuto a dichiarare il numero di questi animali a fini statistici,  di waste animals ( letteralmente animali spazzatura- animali non utili all’esperimento) ed un numero altissimo di animali, soprattutto topi, ingegnerizzati.

Oggi, chi sta usando in laboratorio la tecnica del genome editing, detta in gergo CRISPR/CAS9 ( si legge crisper/cas9), una tecnica di estrema precisione, dice che quella precedente era inefficiente, costosa, lunga e non ha portato ai risultati sperati. Peccato che ce l’avevano “venduta” come miracolosa e risolutiva dei mali del mondo, dalla fame nel mondo, all’eradicazione delle malattie.

Nel 2018 sembrerebbe sia la tecnica CRISPR/CAS9 quella che rivoluzionerà la vita dell’uomo e farà i miracoli promessi e non mantenuti delle “vecchie” tecnologie di modifica genetica.

Ovviamente questo avrà delle ricadute sugli animali e da quando, nel 2015, si è diffusa le pubblicazioni scientifiche sull’utilizzo degli animali per testare questa tecnica sono aumentate a dismisura.

Quello che questa tecnica permette è eliminare tutti i geni difettosi, tutte le espressioni geniche indesiderate e indurre ogni tipo di potenziamento voluto. Su animali e uomini. E’ recente, infatti, la pubblicazione dell’applicazione di CRISPR/CAS9 su embrioni umani impiantabili.

Il dibattito all’interno della società non si avverte, perché la società non è informata. Quanti di voi, prima di leggere questo articolo conoscevano questa tecnica e le sue applicazioni ed implicazioni? Ad occhio e croce direi pochi.

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I maiali donatori di organi. Lo xenotrapianto sta per diventare realtà?

Nel 2004, ossia ben 14 anni or sono, ho discusso la mia tesi di Dottorato sugli xenotrapianti, quando ancora di biotecnologie applicate agli animali se ne parlava pochissimo e molti pensavano che si trattasse di un nuovo film fantasy. Ho continuato ad occuparmi di xenotrapianti fino ad un paio d’anni fa, soprattutto in un’ottica STS (Science and Technology in society) dove la S di scienza comprende anche il rapporto tra diritto e società. Le biotecnologie, infatti, per un giurista sono il terreno dove STS ed Animal Law studies (ALS) crescono insieme.

Ma nell’ultimo anno ne ho seguito meno gli sviluppi perché sono stata alle prese con la stesura del libro che dovrebbe essere pubblicato nelle prossime settimane sugli animali destinati a diventare cibo.

Tuttavia il primo amore non si scorda mai ed, infatti, gli animali “ingegnerizzati” sono stati e rimangono il mio pallino anche perché se ne parla molto poco, nonostante a mio parere siano gli ultimi tra gli ultimi nel mondo animale, anche perché è difficile per un giurista che non sia anche un po’ appassionato di scienza districarsi tra termini tecnici e l’avanzare di sempre nuove tecnologie applicate agli animali. Per colmare questa lacuna terrò aggiornata la sezione del blog Animali e biotecnologia per informarvi sul mondo degli animali Biotech.

Andiamo per ordine e rispondiamo alla prima elementare domanda:

Cos’è lo Xenotrapianto?

E’ un trapianto di organi e tessuti tra specie diverse ed ha una storia secolare mentre il trapianto di organi da maiale transgenico ad uomo ha una storia abbastanza recente che copre circa due decenni.

Il primo trapianto tra specie diverse fu fatto da un medico nel 1682, il quale sostituì ad un nobile russo un lembo di cranio lesionato con quello prelevato dal cranio di un cane. L’esperimento riuscì, ma non se ne conosce l’esito finale, poiché, avendo la Chiesa minacciato il nobile di scomunica, lo stesso si fece asportare il lembo trapiantato. Notevoli successi sono stati, invece, conseguiti dai medici militari, sin dalla fine dell’800, i quali hanno utilizzato la pelle di rana per sostituire quella di soldati ustionati.

Abbiamo notizie del primo vero xenotrapianto effettuato da Mathieu Jaboulay nel 1906 che collegò un rene di maiale al braccio di un uomo e visto l’insuccesso di questa prima operazione decise di ritentare con un rene di capra ma l’insuccesso di questa seconda operazione fu identico al primo.

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Saranno gli animali i prossimi donatori di organi umani?

È di questa settimana la notizia della creazione di un embrione ibrido pecora-uomo. Quest’embrione contiene una cellula umana ogni 10.000 cellule di pecora.

Tuttavia prima di addentrarmi nell’ analisi di questa nuova “tecnica” è necessario ripercorrere brevemente le tappe che hanno condotto a questo ibrido.

Innanzitutto, occorre ricordare che nell’ambito delle biotecnologie vi sono due visioni totalmente contrapposte, una che plaude a qualunque nuova scoperta o nuova tecnica che la scienza propone considerandola un avanzamento nel campo scientifico, l’altra, invece, che considera la manipolazione del vivente come un’alterazione del normale processo della natura. Tra coloro che hanno quest’idea vi sono sia quelli che prendono posizione soltanto quando la tecnica o la ricerca o la scoperta attiene alla manipolazione della materia vivente umana sia coloro che si oppongono alla manipolazione del vivente indipendentemente dal fatto  che esso sia un animale umano o non umano.

Le biotecnologie sugli esseri viventi hanno creato un’enorme distanza tra il concetto di natura e quello di tecnica.

Senza voler approfondire la problematica etica, immensa, che ruota intorno alla manipolazione del vivente mi limito a ricordare che il primo organismo complesso transgenico è stato un topo, per la precisione l’Oncomouse, creato negli anni 80 per riprodurre i tumori tipici dell’uomo. Da quel momento in poi l’ingegneria genetica applicata agli animali ha spaziato in tutti i modi possibili tra tutte le specie possibili per il raggiungimento di tutti i fini possibili. Ciò che oggi la ricerca scientifica, sotto forma di sperimentazione, fa agli animali, quando parliamo di biotecnologia è ciò che nel 2001 il sociologo Mike Michael ha definito “creazione tecnoscientifica su misura

Le biotecnologie applicate all’animale rappresentano, infatti, l’idea dell’animale come prodotto portata alle sue estreme conseguenze. L’animale non umano è infatti considerato sempre un prodotto, un mezzo attraverso il quale l’animale umano ottiene dei prodotti la maggior parte dei quali costituiscono cibo, ma anche pelli, pellicce, divertimento, statistiche, farmaci, pubblicazioni, premi, finanziamenti etc…

Nel caso di questo ibrido pecora-uomo ma anche degli xenotrapianti i prodotti che si ottengono sono organi, cellule, tessuti.

Volendo prescindere dal discorso prettamente etico e rimanere in quello giuridico bisogna dire che le normative per la protezione degli animali bio-ingegnerizzati sono del tutto  assenti. A questo fine possiamo fare riferimento alla direttiva 98/44 CE sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche ed alla direttiva 2010/63 UE sulla protezione degli animali usati a fini scientifici. In entrambi i casi queste normative non tutelano specificatamente il benessere degli animali creati in seguito ad intervento sul genoma o incroci o  ibridazioni.  Per capire cosa si muove intorno alla creazione di questo Ibrido però ci possiamo rifare allo Human fertilization and embriology act inglese nella versione emendata del 2008 ( Parte I art 4a) che ha concesso la creazione ( non a fini riproduttivi) di diversi tipi di admixed embryos, ossia embrioni che pur contenendo varie combinazioni di materiale animale ed umano sono prevalentemente umani. Tra questi rientrano:

  1. gli ibridi uomo-animale derivati dall’utilizzo di uova umane e sperma di animale o uova di animale e sperma umano;
  2. I cibridi (embrioni citoplasmatici ibridi);
  3. gli embrioni umani transgenici – cioè embrioni umani con geni animali inseriti in un primo stadio di sviluppo;
  4. gli embrioni chimerici umani-animali (cioè embrioni umani in cui sono inserite cellule animali, sempre nel primissimo sviluppo.

Queste forme miste di embrioni vengono distrutte entro 14 giorni dalla loro creazione tanto che è vietato espressamente il loro  impianto. Ciò che più somiglia tra le tecniche prima menzinate, come idea, all’embrione pecora-uomo sono i cibridi, i quali avendo il 99,9% del patrimonio genetico umano e solo l’ 0,1% animale, sono quella forma di embrioni misti che ha sollevato, più di tutte le altre, problemi etici-ontologici. La necessità della creazione di questi cibridi si è resa necessaria a causa della difficoltà di avere a disposizione ovociti umani conseguentemente alla difficoltà di ottenerli. I cibridi, infatti, si ottengono estraendo il nucleo di una cellula adulta umana ed inserendola nel citoplasma di una cellula uovo animale precedentemente enucleata.

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