Immaginate un posto dove sono riuniti tra i massimi esperti di Animal Law Studies nel mondo. Tradurre in italiano Animal Law Studies (ALS) non è proprio facilissimo. Molti penserebbero ad avvocati che si occupano di animali ma gli ALS non si riferiscono solo al mondo dei tribunali ma anche, e direi soprattutto, al mondo della ricerca e sebbene la parola law rimandi al diritto, nel mondo degli ALS ci sono anche sociologi, veterinari, educatori, associazioni animaliste, antropologi, etologi, etc. Perché il diritto, soprattutto quello legato agli animali, nasce e si modifica a partire dalla società e della società fanno parte tutte queste figure che a vario titolo e con competenze diverse contribuiscono, hanno contribuito e stanno contribuendo a creare un dibattito eticamente e giuridicamente importante per gli animali. Perché Law matters- il diritto conta- e molto (Cit. Kimberly Moore). Il posto dove tutto ciò è stato possibile si trova ad Oxford ed è precisamente L’Oxford centre for Animal Ethics

Quest’anno il titolo della Summer School era : Animal Ethics and Law: creating a positive change for Animals.

Non esagero se dico che è stata una delle esperienze più importanti della mia vita, sia come ricercatrice che come attivista per i diritti animali. In primis perché mi sono confrontata con persone provenienti da ogni parte del mondo, ed alla fine ho purtroppo constatato che in ogni parte del mondo gli animali sono considerati oggetti, poi perché è stata una Summer School che ha affrontato ogni aspetto relativo alla tutela degli animali e mi ha dato molti ed interessanti stimoli per i miei temi di ricerca, infine, ma non per ultimo, mi ha rincuorato vedere ed ascoltare persone così motivate e preparate combattere per i nostri fratelli animali non in un’ottica welfarista, ma volta alla liberazione degli animali dalle gabbie.

Ma veniamo ad un'estrema sintesi di ciò che è emerso.

La prima notizia importante ce l’hanno data Marita Giménez Candela, docente di diritto all’Università di Barcellona e responsabile del Master in Animal Law and Society, e Nuria Menédez de Llano, poiché nel codice civile spagnolo gli animali non sono più considerati cose ma esseri senzienti. Un passo avanti importantissimo per i paesi di civil law come l’Italia che speriamo prenda spunto. Nei paesi di common law, invece, la tutela degli animali è estremamente carente e strano a dirsi, l’Europa è molto più avanti nella legislazione a tutela degli animali rispetto a paesi che considereremmo più avanzati come Nuova Zelanda, Canada e Stati Uniti.

Negli Stati Uniti Steve Wise, avvocato, presidente dell’Associazione Non Human Rights Project ha sfidato le Corti americane per far riconoscere lo status di persona ad alcuni primati detenuti in condizioni “deprimenti” e “deprivanti”. La sua lotta, ed è questo che la rende tanto importante, non ha avuto come obiettivo il miglioramento del welfare o del well-being dei primati ma la loro liberazione totale. Da questa battaglia è nato il documentario Unlocking the cage vincitore di diversi premi. La lotta di Wise si è estesa agli elefanti e costituisce certamente una pietra miliare nella lotta per il riconoscimento di diritti fondamentali agli animali.

Dalla Summer School è emerso, purtoppo, che anche se ci sono le leggi  queste sono ampiamente inapplicate, inefficaci e gli stessi giudici non hanno una sensibilità tale, sebbene stia aumentando, da riconoscere all’animale un valore inerente. Su questo piano si deve lavorare molto puntando sul cambiamento di visione dell’animale nella società in modo che questo spinga gli Stati a riconoscere l’importanza della tutela degli animali come valore di crescita della società ad esempio dando alle forze dell’ordine mezzi e personale per la tutela dei reati a danno degli animali. E’ un punto che è emerso in molte relazioni da parte di relatori di parti diverse del mondo. Pertanto è un problema più comune di quanto si possa immaginare. Quello che è risultato in modo più rilevante è, appunto, l’importanza dell’azione a livello sociale. Agire sulla società per poi cambiare ed implementare le norme è stato il mantra della Summer School.

Agire nella società, come? Un altro punto importante è che l’animal rigths advocate non deve aspettarsi che mostrando immagini terribili di macelli, animali torturati etc possa far cambiare idea alle persone, perché questo non accade o se accade è un cambiamento temporaneo, la persona diventa vegetariana-vegana per un mese e poi riprende a mangiare carne. Di tutta la Summer School questo è stato quello che mi ha demoralizzato di più, lo ammetto. Il succo del discorso è che se una persona è pronta a fare il passo lo fa, e le immagini possono essere il clic determinante, ma se un’altra persona non è pronta ma vedendo le immagini si sente in colpa e decide di cambiare alimentazione, se non ha maturato la consapevolezza dentro di se tornerà a mangiare carne. Un po’ deprimente ma sono stati forniti i dati per cui non c’è molto da discutere. Del resto se fosse così semplice non staremmo a cercare soluzioni o strategie per cercare di far fare  alle persone il collegamento tra carne ed animale che soffre. A differenza di altri convegni o eventi a cui ho partecipato questa Summer School ha affrontato la questione animale tenendo sempre l’animale al centro. Le questioni ambiente e salute che dal cambiamento di alimentazione derivano sono rimaste sullo sfondo, tanto che è stato fatto notare come sia importante non rallegrarsi se catene come McDonald o altre aziende che non hanno alcun atteggiamento eticamente rilevante per la tutela degli animali offrono panini vegani e/o vegetariani perché questo non corrisponde assolutamente ad un aumento di consapevolezza tra i clienti di queste catene nei confronti degli animali i quali, piuttosto, spesso consumano il McVeg perché lo considerano più sano visto che ha anche la certificazione della Vegetarian Society.

A livello di sperimentazione animale non c’è da rallegrarsi, poiché sfortunatamente è stato confermato ciò che ho scritto diversi anni fa per la Leal nel report R come raggiro. La Direttiva 63/2010 non ha portato ad alcuna diminuzione dei test sugli animali ed anzi in combinato disposto con il regolamento Reach ha fatto aumentare esponenzialmente il numero di animali usati nella ricerca. Tra l’altro si deve tenere conto che paesi come la Cina non hanno nessuna regolamentazione e la gran parte degli Stati nel mondo non hanno neanche le restrizioni minime europee. Inoltre, la direttiva cosmetici europea che ha messo al bando i test sui cosmetici non incide minimamente sul singolo ingrediente che spesso ricade nel Reach trattandosi di ingredienti a base chimica e che molte aziende testano gli ingredienti fuori dall’Europa per aggirare i divieti. Per cui l’unico modo per diminuire questi test è anche in questo caso agire a livello sociale e culturale ed acquistare solo prodotti naturali. Ognuno di noi può fare la differenza.

Insomma a livello sociale e culturale purtoppo la strada è molto lunga ma la buona notizia è che è quella giusta e che siamo tantissimi.

ps: Vi invito a visitare il sito We animals della fotografa che ha realizzato le fotografie dedicate alla Summer School, Jo Anne Mcarthur.