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Sulla sperimentazione animale ed i nostri diritti

Nel corso degli anni ho scritto per così tanti siti e blog ma sono anche talmente tante le cose che ho fatto in questi anni che molte  le avevo dimenticate.

Tra queste, questa splendida intervista fattami da Leonora Pigliucci per Gallinae in Fabula nel 2014, purtoppo, sempre attual

L'articolo originale lo trovate qui

 

 

  Intervista a Paola Sobbrio a cura di Leonora Pigliucci

 E’ da subito dopo l’approvazione della legge europea 96/2013, che impone alcune minime limitazioni all’uso degli animali nella ricerca scientifica, che associazioni di ricercatori pro-sperimentazione animale hanno iniziato una battaglia divulgativa dai toni allarmistici sul futuro della ricerca in Italia di cui il “caso Simonsen” non è che il culmine. Ci sono state numerose manifestazioni sottotono, di cui i media hanno parlato solo di sfuggita, e quasi sempre solo per raccontare delle contestazioni da parte animalista, e solo il drastico cambio di registro, tutto giocato sull’emotività — l’aspetto indifeso di Caterina, la gravità delle sue condizioni di salute e al contempo la sua forza e chiarezza comunicativa nell’esprimere gratitudine ai ricercatori – ha portato all’exploit di consensi popolari alla sperimentazione animale che sembrava impossibile.

Tutto ciò avviene in un momento delicato, e per questo molti hanno ipotizzato che il tempismo di Caterina sia stato tutt’altro che casuale: è infatti in discussione proprio in questi giorni presso le Commissioni Parlamentari una legge delega che se fosse approvata vanificherebbe buona parte delle timide restrizioni imposte finora, riproponendo mostruosità come l’abolizione degli obblighi sull’uso dell’anestesia, l’assenza di un quadro sanzionatorio effettivamente dissuasivo in caso di trasgressione della normativa a danno delle cavie, ma sopratutto aggirando una questione fondamentale come l’incentivazione e promozione dei metodi alternativi, limitandone il finanziamento al 16% del totale dei fondi previsti per il settore.

Questa nuova battaglia che tiene in allarme coloro che hanno a cuore la sorte degli animali non umani non deve però far dimenticare come la Direttiva europea, e non solo il suo attuale recepimento italiano, sia da respingere in toto fin nei suoi principi di base, e in particolare per la centralità che continua ad attribuire alla sperimentazione animale quale metodo d’elezione per tutti i campi di ricerca medica e nel considerare i suoi risultati come parametro su cui tarare i metodi alternativi.

Paola Sobbrio, esperta di normative sulla protezione ed il benessere degli animali spiega quali sono le maggiori problematiche dell’attuale normativa e suggerisce linee guida di strategie future utili al movimento antivivisezionista:

Divieto di allevamento di primati, gatti e cani per la vivisezione e divieto di xenotrapinati: questi i punti più critici del recepimento italiano secondo le associazioni dei ricercatori. Sono vittorie animaliste?

Si tratta di novità apparentemente clamorose, ma che in realtà non sono che vittorie di pirro. Primati e gatti non sono mai state allevati nel nostro Paese, le scimmie perché è molto costoso e difficile farle riprodurre in cattività, i gatti perché praticamente mai utilizzati da parte della ricerca italiana. I cani invece erano prodotti solo da Morini e da Green Hill, gli allevamenti chiusi in seguito alle forti campagne di boicottaggio e dopo la spettacolare liberazione del 28 aprile 2012. E’ molto probabile che la Marshall in seguito a questo episodio avrebbe comunque scelto di spostarsi in paesi più tranquilli e di fatto, al momento dell’approvazione dell’emendamento in Senato, anche gli allevamenti di cani non erano presenti.

Anche sugli xenotrapianti le maggiori limitazioni non sono state dettate dal rispetto degli animali. Questa pratica ha segnato un susseguirsi di frenate e fallimenti e attualmente è da registrare, a livello mondiale, un forte ripensamento, a causa dei retrovirus potenzialmente pericoloso per l’uomo di cui il suino, la specie più usata, è portatore. La stessa Unione Europea, che fino al 2012 ha sovvenzionato la ricerca in questo settore, ha ora bloccato i finanziamenti.

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Il valore simbolico della carne e perchè verrà sostituita da quella sintetica

La carne, che è stata sempre considerata la benzina per la macchina corpo umano, così come sta accadendo da diversi anni nei confronti del petrolio, viene sempre più spesso messa in discussione perché vista, piuttosto, come un veleno per la salute e per l’ambiente e per, non ultimi, gli animali stessi. Per questi motivi si stanno cercando delle vie alternative per sostituire la carne con altri prodotti che le somiglino. Così come, con l’aiuto della tecnologia, sono state costruite delle alternative al petrolio attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili come il sole, il vento e l’acqua del mare, allo stesso modo si stanno cercando delle alternative alla carne ed ai derivati degli animali più in generale. Se per l’uomo è impensabile non utilizzare più la macchina, l’elettricità per illuminare la propria casa e per accendere il computer, allo stesso modo  lo è pensare di rinunciare alla carne. Questa è la teoria alla base del libro di  Francesco Buscemi, From Body Fuel to Universal Poison: Cultural History of Meat, 1900-The present,  edito da Springer, ed uscito qualche mese fa, che ci spiega quali sono le ragioni per le quali è tanto impensabile e perché si stanno cercando soluzioni alternative.

La carne è un modo per creare una competizione tra natura e cultura, dai tempi di Platone ed Aristotele, per delimitare le classi sociali, i generi sessuali, i ruoli sociali ( l’uomo arrostisce la carne, la donna la cucina),il potere economico e per affermare la responsabilità genitoriale nelle aule di tribunale, in caso di contesa sull’affidamento dei figli di coppie in cui uno è vegano e l’altro no. L’autore è stato sceneggiatore e scrittore e dopo aver fatto un PHD sul cibo ad Edimburgo, su come i media in Gran Bretagna ed in Italia influenzano il nostro modo di mangiare, ha iniziato ad interessarsi all’alimento più controverso  da sempre: la carne, poiché come si dice nel libro, parlare di carne non è come parlare di broccoli o piselli. Parlare di carne significa anche evidenziare, dice Buscemi, il ruolo che ha giocato, e gioca, nascondere dalla vista l’animale in quanto tale, tanto che oggi le macellerie non offrono più spettacoli di animali interi appesi ai ganci ma quello di pezzi già tagliati e pronti per l’acquisto o addirittura già impacchettati pronti per essere messi nel carrello del supermercato. Le parti dell’animale che rimandano all’animale stesso come testa, occhi, lingua, piedi, zoccoli non vengono più esibite ed i macelli sono stati spostati in luoghi lontani dai centri abitati, quando fino a qualche decennio fa i macelli si trovavano in centro città.  A Messina, mia città natale, il macello era a fianco della facoltà di medicina veterinaria e nessuno ci faceva caso, compresa io che per anni non ci ho mai fatto caso, fino ad un giorno in cui, non so cosa sia successo nella mia mente, sono riuscita ad accorgermi che quelle che stavo sentendo erano urla di maiali che stavano andando a morire. Da quel momento non ho più toccato alcun pezzo di animale mortoIl libro spiega benissimo che questa rimozione visiva è dovuta all’aumento della sensibilità delle persone verso le sorti degli animali. Nascondere l’animale significa renderlo invisibile e diminuire le probabilità che le persone facciano il collegamento tra ciò che mangiano e chi era prima.  

Mangiare carne ha tante valenze, la prima fra tutte riguarda l’idea di potere imporre la cultura sulla natura : ”a cominciare dall’era napoleonica gli esseri umani hanno  adottato l’approccio industriale alla produzione di carne. Ma crescere animali soltanto per ucciderli e tenerli in un paio di metri quadri per la loro intera vita, nutrendo erbivori con carne e imbottendoli di steroidi e altre sostanze “innaturali” per trasformare le loro vite in cibo industrializzato significa rubare alla natura, che è la stessa cosa che è stata fatta con il petrolio e con il carbone. Gli esseri umani non hanno prestato attenzione alle conseguenze di questo comportamento, che significa inquinamento, insicurezza alimentare e problemi etici ed allo stesso modo per ciò che è accaduto con le energie da fonti fossili soltanto quando gli esseri umani hanno capito che sarebbe stato impossibile continuare su questo sentiero hanno cercato altre strade”.

La strada che è stata scelta per ovviare ai problemi derivanti dall’allevamento di animali, di cui ho già parlato in questo blog, è la carne sintetica. Buscemi mi ha detto, quando ci siamo sentiti al telefono per parlare del libro, che l’idea della  carne sintetica è nata, secondo il trend che lui ha studiato, e che descrive nel libro, non tanto perché l’essere umano si renda conto di quelli che sono i disastri ambientali che dall’allevamento derivano ma che, piuttosto, un ruolo centrale ha giocato l’ascesa del veganismo e di una nuova consapevolezza. Sostanzialmente è stato intercettato un trend in crescita, che lui definisce “unstoppable” cioè che

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Global Animal Law Project

Sono lieta di annunciarvi di essere entrata a far parte del GAL (Global Animal law) expert group. Spero di riuscire a portare un contributo dall'Italia che contribuisca alla liberazione degli animali.
L'obiettivo di questo progetto è riunire tutti gli esperti in animal law al fine di creare un network che possa agire localmente e globalmente per gli animali

 

 

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