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Tavola Rotonda " Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti" Bari 19 Febbraio

Tavola rotonda e presentazione del saggio di Paola Sobbrio e Michela Pettorali "Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie", edito da Key Editore.

Dialogheranno con l'Autrice, Dott. Paola SOBBRIO:

- Prof. Domenico OTRANTO (Direttore del dipartimento di medicina veterinaria UniBa);
- Avv. Alessandro RICCIUTI (Presidente associazione Animal Law);
- Prof. Giancarlo BOZZO (Docente di Ispezione degli alimenti di origine animale).

INFO: www.a-law.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 351 895 9999

Recensione del libro su filosofiapostumanista.it

E' stata pubblicata la recensione del libro Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti a cura di Simone Vieri, professore ordinario di economia agraria presso La Sapienza Università di Roma e Federica Lovato, laureata in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionalesul sito filosofia postumanista 

 

Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti (Key Editore, 222 pp., 23€) è un libro scritto a quattro mani da Paola Sobbrio e Michela Pettorali, rispettivamente giurista e medico veterinario; entrambe, da tempo, impegnate sul fronte dei diritti degli animali. Il tema affrontato è il benessere degli animali negli allevamenti industriali: un argomento di particolare complessità e, in larga parte, inedito nella letteratura degli Animal Studies.

Il lavoro ha molti meriti. Primo fra tutti, quello di consentire al lettore di entrare nel vivo di un tema molto tecnico, in modo semplice e senza condizionamenti di nessun tipo. Per ogni argomento trattato, le autrici riescono a presentare le diverse e, spesso, contrapposte implicazioni, fornendo a chi legge tutti gli elementi pergiungere ad un giudizio autonomo sull’argomento. In questo spirito, nessun aspetto è trascurato.

Le analisi delle problematiche giuridiche, etiche e scientifiche, sono, infatti, accompagnate da evidenze riguardo al ruolo di chi, come i veterinari, gli allevatori e i macellatori, dovrebbero assicurarlo, o di chi, come i consumatoridovrebbero avere interesse, affinché sia rispettato. Grazie a questo approccio, il lettore ha modo di verificare e, quindi, di prendere atto, che:

per il nostro ordinamento giuridico, l’oggetto della tutela non è il benessere dell’animale come individuo (nonostante sia riconosciuto come essere senziente), ma come fattore produttivo;

la principale motivazione politica alle norme sul benessere animale è di rendere accettabile agli occhi del contribuente, il sostegno pubblico ad attività di grande rilevanza economica e di ancor più grande impatto ambientale (ed etico), come gli allevamenti intensivi.

Il benessere animale, cui guarda la veterinaria pubblica non è quello che coincide con le migliori condizioni possibili per gli stessi animali, ma ciò che tende ad evitare i rischi per la salute umana; il concetto di benessere riferito agli animali da allevamento si fonda, non sull’assenza della sofferenza, ma sul non infliggere sofferenze inutili, senza, tuttavia, fornire chiare prescrizioni riguardo all’utilità, o meno, delle sofferenze che sono, comunque, inflitte. 

I comportamenti normali e fisiologici delle principali specie allevate (efficacemente descritti nel volume) sono, di fatto, sempre incompatibili con le condizioni dell’allevamentocoloro che lavorano con gli animali e, in specie gli addetti alla macellazione, vivono, anch’essi, situazioni contrarie alla loro natura, tanto che non mancano casi in cui si evidenziano disturbi di tipo post traumatico da stress; gli studenti di veterinaria, interpellati attraverso un sondaggio, esprimono la necessità di un miglioramento delle norme in materia di benessere animale che, però, all’atto pratico, dimostrano di non conoscere; i consumatori, sempre attraverso un sondaggio, da un lato, evidenziano il bisogno di essere informati sullo stato di benessere degli animali negli allevamenti e, dall’altro lato, si dichiarano soddisfatti di ciò che, al riguardo, è indicato sui prodotti in commercio.

La realizzazione di questo “doppio binario” informativo, che consente al lettore di verificare il concetto di benessere animale, com’è attualmente inteso e, allo stesso tempo, come dovrebbe esserlo è, sicuramente, il compito più difficile che le Autrici sono riuscite ad assolvere; nonché il valore aggiunto che sono riuscite a realizzare e trasferire.

È, infatti, proprio grazie al suddetto “doppio binario” che si rende evidente, come, ciascuno di noi, semplicemente, esercitando la volontà di informarsi, possa contribuire a recare un po’ di luce sulle numerose zone d’ombra che sono state volutamente create attorno al concetto di benessere animale.   

In questo spirito, non appare casuale che le due autrici dedichino il capitolo finale al diritto all’informazione e, quindi, a quegli strumenti che devono essere messi a disposizione del cittadino, affinché possa addivenire a scelte consapevoli e motivate. Informazione, conoscenza e presa di coscienza sono momenti, tra loro, strettamente, legati.

Su di essi si fonda anche un bel messaggio di speranza che è contenuto nel volume e che, in conclusione, ci piace richiamare: «La nostra conoscenza della fisiologia e del comportamento degli animali è aumentata ed è divenuta chiara la complessità dell’organizzazione della loro vita; queste conoscenze diventeranno più complete in futuro e continuerà a ridursi la differenza percepita tra l’uomo e le altre specie. Più la complessità della vita di un animale sarà percepita simile a quella dell’uomo, più difficile sarà trattarli male». 

 

 

Lev Tolstoj. Riflessioni di un vegetariano

A Palermo giovedì 31 gennaio, alle ore 17, appuntamento presso la l’Ex Real Fonderia, sita nell’omonima piazza a Palermo, per passare un piacevole pomeriggio conversando intorno all’opera del grande scrittore russo Lev Tolstoj, “Riflessioni di un vegetariano”.

Interverranno:

Lucia Russo,responsabile di Palermo Vegetariana;

Paola Sobbrio, giurista esperta in normative sul benessere animale e fellow dell'Oxford Centre for Animal Ethics;

L’attrice Letizia Porcaro che leggerà alcuni passaggi dell’opera.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Davide Romano che ha anche curato l’opera di Tolstoj.

Sulla sperimentazione animale ed i nostri diritti

Nel corso degli anni ho scritto per così tanti siti e blog ma sono anche talmente tante le cose che ho fatto in questi anni che molte  le avevo dimenticate.

Tra queste, questa splendida intervista fattami da Leonora Pigliucci per Gallinae in Fabula nel 2014, purtoppo, sempre attual

L'articolo originale lo trovate qui

 

 

  Intervista a Paola Sobbrio a cura di Leonora Pigliucci

 E’ da subito dopo l’approvazione della legge europea 96/2013, che impone alcune minime limitazioni all’uso degli animali nella ricerca scientifica, che associazioni di ricercatori pro-sperimentazione animale hanno iniziato una battaglia divulgativa dai toni allarmistici sul futuro della ricerca in Italia di cui il “caso Simonsen” non è che il culmine. Ci sono state numerose manifestazioni sottotono, di cui i media hanno parlato solo di sfuggita, e quasi sempre solo per raccontare delle contestazioni da parte animalista, e solo il drastico cambio di registro, tutto giocato sull’emotività — l’aspetto indifeso di Caterina, la gravità delle sue condizioni di salute e al contempo la sua forza e chiarezza comunicativa nell’esprimere gratitudine ai ricercatori – ha portato all’exploit di consensi popolari alla sperimentazione animale che sembrava impossibile.

Tutto ciò avviene in un momento delicato, e per questo molti hanno ipotizzato che il tempismo di Caterina sia stato tutt’altro che casuale: è infatti in discussione proprio in questi giorni presso le Commissioni Parlamentari una legge delega che se fosse approvata vanificherebbe buona parte delle timide restrizioni imposte finora, riproponendo mostruosità come l’abolizione degli obblighi sull’uso dell’anestesia, l’assenza di un quadro sanzionatorio effettivamente dissuasivo in caso di trasgressione della normativa a danno delle cavie, ma sopratutto aggirando una questione fondamentale come l’incentivazione e promozione dei metodi alternativi, limitandone il finanziamento al 16% del totale dei fondi previsti per il settore.

Questa nuova battaglia che tiene in allarme coloro che hanno a cuore la sorte degli animali non umani non deve però far dimenticare come la Direttiva europea, e non solo il suo attuale recepimento italiano, sia da respingere in toto fin nei suoi principi di base, e in particolare per la centralità che continua ad attribuire alla sperimentazione animale quale metodo d’elezione per tutti i campi di ricerca medica e nel considerare i suoi risultati come parametro su cui tarare i metodi alternativi.

Paola Sobbrio, esperta di normative sulla protezione ed il benessere degli animali spiega quali sono le maggiori problematiche dell’attuale normativa e suggerisce linee guida di strategie future utili al movimento antivivisezionista:

Divieto di allevamento di primati, gatti e cani per la vivisezione e divieto di xenotrapinati: questi i punti più critici del recepimento italiano secondo le associazioni dei ricercatori. Sono vittorie animaliste?

Si tratta di novità apparentemente clamorose, ma che in realtà non sono che vittorie di pirro. Primati e gatti non sono mai state allevati nel nostro Paese, le scimmie perché è molto costoso e difficile farle riprodurre in cattività, i gatti perché praticamente mai utilizzati da parte della ricerca italiana. I cani invece erano prodotti solo da Morini e da Green Hill, gli allevamenti chiusi in seguito alle forti campagne di boicottaggio e dopo la spettacolare liberazione del 28 aprile 2012. E’ molto probabile che la Marshall in seguito a questo episodio avrebbe comunque scelto di spostarsi in paesi più tranquilli e di fatto, al momento dell’approvazione dell’emendamento in Senato, anche gli allevamenti di cani non erano presenti.

Anche sugli xenotrapianti le maggiori limitazioni non sono state dettate dal rispetto degli animali. Questa pratica ha segnato un susseguirsi di frenate e fallimenti e attualmente è da registrare, a livello mondiale, un forte ripensamento, a causa dei retrovirus potenzialmente pericoloso per l’uomo di cui il suino, la specie più usata, è portatore. La stessa Unione Europea, che fino al 2012 ha sovvenzionato la ricerca in questo settore, ha ora bloccato i finanziamenti.

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