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Vegano, perchè?

Quando parlo con chi non mi conosce o sono a cena fuori con amici e inizio a scartabellare il menù alla ricerca di qualcosa che possa mangiare pure io, la domanda che TUTTI mi fanno è: “Ma vegano che significa?” e dopo che gliel’ho spiegato e mi hanno guardato con un’aria tra lo stizzito ed il compassionevole, parte la fatidica domanda: “MA PERCHE’?”. E lì amici miei inizia la fine della serata, perché io comincio a dare le mie motivazioni e c’è sempre il benaltrismo che inizia a sgorgare come un fiume in piena dalle bocche dei commensali. La frase più usuale è : “ ma se ami tanto gli animali perché non pensi ai poveri bambini che muoiono di fame in Africa, dietro casa nostra etc etc etc”. Ed è lì che gli do il colpo di grazia che però loro, non vogliono sentire, perché a quel punto non gli conviene più, e generalmente se ne escono con il fatidico mantra “queste sono cose che dite voi animalisti ma non sono vere”. Poi se gli chiedi perché non sono vere non lo sanno, non si ricordano, etc. Il colpo di grazia glielo do quando gli spiego che la mia scelta è etica per gli animali, per le persone e per l’ambiente, perché l’allevamento di animali è la seconda causa d’inquinamento al mondo, è causa di perdita di biodiversità, di inquinamento delle falde acquifere, di depauperamento dei terreni ed infine comporta uno spreco di acqua immenso per non parlare del fatto che il 36% delle calorie coltivate sotto forma di cereali e legumi è destinato agli animali d’allevamento. In media servono 0,0 1 mq di terreno per produrre un grammo di proteine vegetali e 1 mq per produrre lo stesso grammo ma di carne. Per produrre 45 gr di proteine animali è necessario uno spazio di 3,5 mq  ed i gas serra prodotti sono pari a 1.122 grammi, per produrre lo stesso quantitativo di tofu è necessario uno spazio di 0,6 mq ed i gas serra prodotti sono pari a 30 gr.

Dopo che ho acquistato il numero d’Internazionale sulla cui copertina campeggia la scritta “I vegani salveranno il mondo?”, so che mi porterò questo numero sempre con me così appena mi fanno la fatidica domanda io lo tiro fuori dalla borsa ed inizierò a leggere questo articolo, scritto da Chelsea White,  uscito sul New Scientist e tradotto in Italia da Internazionale.  La giornalista che lo ha scritto spiega perché era vegana, ha smesso e poi ha ripreso. Le sue motivazioni sono basate sull’impatto ambientale della carne, sulle così dette “esternalità negative” che non sono visibili ma ci sono e sono molto preoccupanti, tanto che 300 scienziati di tutto il mondo hanno rivolto un appello  all’OMS affinché faccia qualcosa per porre fine alla pratica dell’allevamento, considerato causa di disastri in campo ambientale i cui effetti si vedranno presto se non si fa qualcosa ORA! Del resto la FAO nel 2006 aveva già lanciato questo allarme, che è rimasto totalmente inascoltato.

L’essere umano è contradditorio per natura, si sa, però mentre gli “ambientalisti” sono tutti accesi sostenitori della raccolta differenziata, del KM0, delle bici elettriche, delle macchine elettriche pochissimi tra coloro che conosco si pongono il problema della necessità di essere vegani. Non vegetariani ma vegani.  Riporto un passaggio dell’articolo in cui si dice “ Per nutrire senza

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Perchè Telethon non va supportato

Perchè Telethon non va supportata

1) Perchè è necessario ed improrogabile finanziare i metodi sostitutivi alla sperimentazione animale;

2) I metodi sostitutivi costituiscono il progresso della ricerca, la sperimentazione animale, invece, il passato remoto;

3) I topi che vengono usati nella sperimentazione animale sono tutti geneticamente modificati;

4) Il problema dell'avanzare lento dei metodi sostitutivi risiede nell'eccessiva burocrazia che ruota intorno alla loro validazione e nei pochissimi fondi che questa ricerca riceve;

5) Perchè i ricercatori vanno spronati a fare una ricerca etica a 360°. Utilizzare animali innocenti per esperimenti di ogni tipo, molte volte dolorosi, non è eticamente accettabile;

6) Perchè la Direttiva 63/2010 prevede che la sperimentazione animale debba essere sostituita dai più moderni metodi sostitutivi. Se si continua a finanziare  la ricerca con animali piuttosto che quella senza animali la legge viene disattesa;

Chiunque si batta per un mondo migliore, per una società equa, per una ricerca che sia innovativa, deve battersi per l'affermazione dei metodi sostitutivi ed il loro finanziamento.

Il fenomeno zoomafioso in Sicilia

In occasione del suo intervento a Palermo all'incontro dal titolo " La Tutela degli animali, tra randagismo e zoomafia a Palermo" svoltosi il 2 Dicembre scorso, ho potuto intervistare Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio Nazionale zoomafia della Lav.

Dal dicottesimo rapporto zoomafia(2017) emerge che sono in aumento le denunce (+1,68%) e gli indagati (+13,31%). Ogni 57 minuti viene aperto un nuovo fascicolo per reati contro gli animali. Viene denunciata una persona ogni 80 minuti. I combattimenti sono aumentati del 38%, il numero di persone denuciate del 189%. Questo fenomeno non interessa solo  cani e gatti ma anche le corse clandestine di cavalli ed il traffico di cuccioli, che sono tra le  prime emergenze zoomafiose, nonchè la “Cupola del bestiame”, la macellazione clandestina e le sofisticazioni  alimentari. Vi è  allarme anche per il  contrabbando di fauna esotica e  la pesca illegale, la zoocriminalita’ minorile e i traffici di animali via web ( FONTE LAV).

Per capire bene cosa s'intende con il termine zoomafia, la vastità del fenomeno e la sua importanza nell'ambito della lotta alla mafia, soprattutto in Sicilia, ho posto a Ciro Troiano alcune domande che possano aiutare chi non conosce il fenomeno a comprenderne la reale, e devastante, portata.

Cosa s’intende con il termine zoomafia?

Oltre 20 anni fa abbiamo coniato e utilizzato per la prima volta la parola “zoomafia” in alcuni articoli. La sua diffusione è sempre stata più ampia, spaziando in diversi ambiti: dalla filosofia del diritto alla politica, dal giornalismo alla psicologia alla criminologia. Con questa parola intendiamo lo sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate o appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici. Con questo neologismo si indica anche la nascita e lo sviluppo di un mondo delinquenziale diverso, ma parallelo e contiguo a quello mafioso, di una nuova forma di criminalità, che pur gravitando nell'universo mafioso e sviluppandosi dallo stesso humus socio-culturale, trova come motivo di nascita, aggregazione e crescita, l'uso di animali per attività economico-criminali. È importante precisare che quando si parla di zoomafia non s’ intende la presenza o la regia di Cosa nostra dietro gli scenari descritti, piuttosto si fa riferimento ad atteggiamenti mafiosi, a condotte criminali che nascono dallo stesso background ideologico, dalla stessa visione violenta e prevaricatrice della vita.

Quali sono le principali attività zoomafiose  in Sicilia?

La Sicilia, insieme alla Campania,  rappresenta una delle regioni in cui si registrano tutti i filoni della criminalità zoomafiosa: corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, abigeato, macellazione clandestina, traffico di fauna, tratta dei cuccioli, controllo dei mercati ittici, pesca abusiva, ecc. Basti pensare che in Sicilia è stato registrato il 9% circa di tutti i reati contro gli animali accertati in Italia nel 2016.

Le corse clandestine di cavalli sono una vera emergenza. Nel 2016 sono state bloccate due corse clandestine. Sono stati sequestrati almeno 11 cavalli e almeno 32 persone sono state denunciate a vario titolo per reati connessi in relazione alla detenzione illegale di cavalli o alle corse clandestine.

Sequestri e denunce sono stati fatti a Catania, Siracusa, Messina. L’operazione “Totem” ha sgominato un gruppo criminale che nel quartiere “Giostra” di Messina e in altre località, insieme ad altre attività illegali, organizzava corse clandestine di cavalli. Tra i beni sequestrati nel gennaio 2016 dalla DIA a un presunto affiliato al clan mafioso Nardo, della provincia di Siracusa, c’era anche una scuderia con cavalli da corsa. Illegalità si registrano anche negli ippodromi ufficiali.

Secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite, 6 cavalli che nel 2016 hanno partecipato a gare ufficiali in Sicilia, sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. Si tratta di gare svolte negli ippodromi di Palermo (5 cavalli) e Siracusa (1 cavallo). Queste complessivamente le sostanze trovate:  procaina, furosemide, metilprednisolone, idrossi-Lidocaina e testosterone.

I combattimenti tra cani in questa regione presentano i caratteri di una vera emergenza. Gli scenari sono quelli di illegalità, degrado, criminalità diffusa. Già da alcuni anni avevamo indicato segnali che facevano intravedere una ripresa del fenomeno, ma ora possiamo dire, agli esiti giudiziari e investigativi, che ci troviamo innanzi ad una nuova e allarmante recrudescenza. Persone denunciate, ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, sequestri di allevamenti di pit bull, video con riprese dei combattimenti, segnalazioni: questi i segnali che indicano una riacutizzazione del fenomeno. Nel 2016 in Sicilia sono stati sequestrati almeno 45 cani e 6 persone sono state denunciate. Le segnalazioni arrivano da tutte le province, in particolare da quella di Trapani dove due persone sono state sottoposte anche alla misura cautelare dell’obbligo di residenza, mentre a Caltanissetta la Corte di Appello ha confermato le condanne inflitte a due giovani per combattimenti clandestini tra cani. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

 

 C’è qualche dato nuovo che emerge dal rapporto zoomafia 2017 rispetto ai precedenti sempre riguardo la Sicilia?

Negli ultimi anni l’attenzione dei media si è concentrata  sulla cosiddetta mafia dei pascoli, dopo l’attentato subito dal dottor Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi. Nelle relazioni della DIA e della DNA vi sono diversi riferimenti alle infiltrazioni criminali nel settore zootecnico. Come ricorda l’Antimafia, anche il comparto dell’agroalimentare appare esposto a forme di intrusione della criminalità organizzata specie in relazione all’illecita acquisizione di fondi comunitari di sostegno all’agricoltura o alla zootecnia che verrebbero perpetrate attraverso interposizioni fittizie o creazione di società ad hoc per eludere i controlli antimafia, l’abusiva acquisizione di terreni, spesso ad insaputa dei legittimi titolari, l’utilizzo di false attestazioni sul loro effettivo possesso e sulla reale destinazione d’uso e il coinvolgimento di professionisti, pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, infedeli. Macellazione clandestina, abigeato, vendita di carni infette, allevamenti acquistati con proventi illeciti, animali privi di contrassegno, evasione fiscale, frode, truffa all’Unione Europea e a Paesi Terzi, intestazione fittizia di beni, controllo dei pascoli e dei terreni, imposizione della “guardiania”, rapporti collusivi con funzionari pubblici, commercio di sostanze alimentari nocive: è il mondo sommerso delle illegalità nel comparto zootecnico in Sicilia.

 

Quali sono, a tuo parere,  le azioni che andrebbero messe in campo a livello politico e/o legislativo per contrastare queste attività illecite?

L’analisi del fenomeno conferma l’esistenza di sistemi criminali consolidati, di veri apparati con connivenze tra delinquenti, colletti bianchi  e funzionari pubblici. Sistemi criminali a danno degli animali e, in generale, della società. Un’azione di contrasto efficace deve adottare una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa che incidono sul più vasto contesto della tutela della sicurezza pubblica e su quello della lotta alla criminalità organizzata: solo adottando iniziative investigative tipiche del contrasto ai sodalizi criminali si attuerà una strategia vincente. I crimini contro gli animali sono un tema di rilevanza nazionale, perché la legalità e i diritti animali sono questioni strettamente connesse e, spesso, i crimini contro gli animali nascondono, determinano o si accompagnano ad altri tipi di reati. Del resto la criminalità organizzata è un male totalitario, che mira a controllare e a dominare tutto: cose, uomini, animali e il loro ambiente. In quest’ottica la zoomafia si manifesta come evidente espressione dello specismo: sfruttamento di altre specie a vantaggio esclusivo di piccoli gruppi. Come provvedimenti da prendere è auspicabile che, in ossequio all’esigenza di legalità e sicurezza diffusa in tutti gli strati sociali, si arrivi presto al varo di alcuni provvedimenti legislativi, alcuni attesi da tempo, come il potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali, la modifica della normativa sugli animali d’affezione e delle norme sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, che richiedono una organica risistemazione in un unico e rinnovato testo; le disposizioni sul doping e le corse di animali su strada prevedendo apposite sanzioni sotto forma di delitto, l’adeguamento delle sanzioni attualmente previste per gli illeciti in materia di adulterazione alimentare e in materia di pesca alla loro capacità offensiva, la rivisitazione della legge sulle scommesse.

 

Rispetto a quando hai iniziato ad interessarti di zoomafia ad oggi cosa è cambiato in meglio e cosa in peggio?

Sicuramente sono stati fatti passi avanti sotto il profilo della normativa di contrasto, basti pensare all’impatto che ha avuto la legge 189/04 sui crimini contro gli animali. Anche sotto il profilo della conoscenza del fenomeno e della consapevolezza della sua gravità la situazione è mutata in positivo. Occorre però maggiore attenzione, un impegno collettivo, un’azione sinergica che affronti il problema per quello che è, ovvero una seria questione di legalità e giustizia.

 

La tutela degli animali tra randagismo e zoomafia a Palermo

La tutela degli animali tra randagismo e zoomafia a Palermo

Sabato 2 Dicembre a Palermo modererò questo incontro nella bellissima cornice della Ex fonderia Reale. Sono particolarmente contenta perchè allo stesso tavolo si troveranno i soggetti che quotidianamente si trovano a dover gestire, a vario titolo, il randagismo ed i fenomeni criminali connessi.

Da volontaria sul campo ma anche da studiosa sono convinta che dare voce ai senza voce è una grandissima responsabilità che non va assunta con leggerezza. Gli animali non umani, siano essi cani, gatti, cavalli, mucche, maiali, capre etc sono soggetti deboli e quindi facili vittime di abusi, abbandono, incuria, maltrattamenti di ogni genere e grado. E' compito delle Istituzioni creare le condizioni per limitare tutto questo e prevenirlo.

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