Back to Top

info@paolasobbrio.it - paolasobbrio@gmail.com

 

Sii la voce dei senza voce - - - Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo - - - Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione -

Il valore simbolico della carne e perchè verrà sostituita da quella sintetica

La carne, che è stata sempre considerata la benzina per la macchina corpo umano, così come sta accadendo da diversi anni nei confronti del petrolio, viene sempre più spesso messa in discussione perché vista, piuttosto, come un veleno per la salute e per l’ambiente e per, non ultimi, gli animali stessi. Per questi motivi si stanno cercando delle vie alternative per sostituire la carne con altri prodotti che le somiglino. Così come, con l’aiuto della tecnologia, sono state costruite delle alternative al petrolio attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili come il sole, il vento e l’acqua del mare, allo stesso modo si stanno cercando delle alternative alla carne ed ai derivati degli animali più in generale. Se per l’uomo è impensabile non utilizzare più la macchina, l’elettricità per illuminare la propria casa e per accendere il computer, allo stesso modo  lo è pensare di rinunciare alla carne. Questa è la teoria alla base del libro di  Francesco Buscemi, From Body Fuel to Universal Poison: Cultural History of Meat, 1900-The present,  edito da Springer, ed uscito qualche mese fa, che ci spiega quali sono le ragioni per le quali è tanto impensabile e perché si stanno cercando soluzioni alternative.

La carne è un modo per creare una competizione tra natura e cultura, dai tempi di Platone ed Aristotele, per delimitare le classi sociali, i generi sessuali, i ruoli sociali ( l’uomo arrostisce la carne, la donna la cucina),il potere economico e per affermare la responsabilità genitoriale nelle aule di tribunale, in caso di contesa sull’affidamento dei figli di coppie in cui uno è vegano e l’altro no. L’autore è stato sceneggiatore e scrittore e dopo aver fatto un PHD sul cibo ad Edimburgo, su come i media in Gran Bretagna ed in Italia influenzano il nostro modo di mangiare, ha iniziato ad interessarsi all’alimento più controverso  da sempre: la carne, poiché come si dice nel libro, parlare di carne non è come parlare di broccoli o piselli. Parlare di carne significa anche evidenziare, dice Buscemi, il ruolo che ha giocato, e gioca, nascondere dalla vista l’animale in quanto tale, tanto che oggi le macellerie non offrono più spettacoli di animali interi appesi ai ganci ma quello di pezzi già tagliati e pronti per l’acquisto o addirittura già impacchettati pronti per essere messi nel carrello del supermercato. Le parti dell’animale che rimandano all’animale stesso come testa, occhi, lingua, piedi, zoccoli non vengono più esibite ed i macelli sono stati spostati in luoghi lontani dai centri abitati, quando fino a qualche decennio fa i macelli si trovavano in centro città.  A Messina, mia città natale, il macello era a fianco della facoltà di medicina veterinaria e nessuno ci faceva caso, compresa io che per anni non ci ho mai fatto caso, fino ad un giorno in cui, non so cosa sia successo nella mia mente, sono riuscita ad accorgermi che quelle che stavo sentendo erano urla di maiali che stavano andando a morire. Da quel momento non ho più toccato alcun pezzo di animale mortoIl libro spiega benissimo che questa rimozione visiva è dovuta all’aumento della sensibilità delle persone verso le sorti degli animali. Nascondere l’animale significa renderlo invisibile e diminuire le probabilità che le persone facciano il collegamento tra ciò che mangiano e chi era prima.  

Mangiare carne ha tante valenze, la prima fra tutte riguarda l’idea di potere imporre la cultura sulla natura : ”a cominciare dall’era napoleonica gli esseri umani hanno  adottato l’approccio industriale alla produzione di carne. Ma crescere animali soltanto per ucciderli e tenerli in un paio di metri quadri per la loro intera vita, nutrendo erbivori con carne e imbottendoli di steroidi e altre sostanze “innaturali” per trasformare le loro vite in cibo industrializzato significa rubare alla natura, che è la stessa cosa che è stata fatta con il petrolio e con il carbone. Gli esseri umani non hanno prestato attenzione alle conseguenze di questo comportamento, che significa inquinamento, insicurezza alimentare e problemi etici ed allo stesso modo per ciò che è accaduto con le energie da fonti fossili soltanto quando gli esseri umani hanno capito che sarebbe stato impossibile continuare su questo sentiero hanno cercato altre strade”.

La strada che è stata scelta per ovviare ai problemi derivanti dall’allevamento di animali, di cui ho già parlato in questo blog, è la carne sintetica. Buscemi mi ha detto, quando ci siamo sentiti al telefono per parlare del libro, che l’idea della  carne sintetica è nata, secondo il trend che lui ha studiato, e che descrive nel libro, non tanto perché l’essere umano si renda conto di quelli che sono i disastri ambientali che dall’allevamento derivano ma che, piuttosto, un ruolo centrale ha giocato l’ascesa del veganismo e di una nuova consapevolezza. Sostanzialmente è stato intercettato un trend in crescita, che lui definisce “unstoppable” cioè che

Leggi tutto...

Vegano, perchè?

Quando parlo con chi non mi conosce o sono a cena fuori con amici e inizio a scartabellare il menù alla ricerca di qualcosa che possa mangiare pure io, la domanda che TUTTI mi fanno è: “Ma vegano che significa?” e dopo che gliel’ho spiegato e mi hanno guardato con un’aria tra lo stizzito ed il compassionevole, parte la fatidica domanda: “MA PERCHE’?”. E lì amici miei inizia la fine della serata, perché io comincio a dare le mie motivazioni e c’è sempre il benaltrismo che inizia a sgorgare come un fiume in piena dalle bocche dei commensali. La frase più usuale è : “ ma se ami tanto gli animali perché non pensi ai poveri bambini che muoiono di fame in Africa, dietro casa nostra etc etc etc”. Ed è lì che gli do il colpo di grazia che però loro, non vogliono sentire, perché a quel punto non gli conviene più, e generalmente se ne escono con il fatidico mantra “queste sono cose che dite voi animalisti ma non sono vere”. Poi se gli chiedi perché non sono vere non lo sanno, non si ricordano, etc. Il colpo di grazia glielo do quando gli spiego che la mia scelta è etica per gli animali, per le persone e per l’ambiente, perché l’allevamento di animali è la seconda causa d’inquinamento al mondo, è causa di perdita di biodiversità, di inquinamento delle falde acquifere, di depauperamento dei terreni ed infine comporta uno spreco di acqua immenso per non parlare del fatto che il 36% delle calorie coltivate sotto forma di cereali e legumi è destinato agli animali d’allevamento. In media servono 0,0 1 mq di terreno per produrre un grammo di proteine vegetali e 1 mq per produrre lo stesso grammo ma di carne. Per produrre 45 gr di proteine animali è necessario uno spazio di 3,5 mq  ed i gas serra prodotti sono pari a 1.122 grammi, per produrre lo stesso quantitativo di tofu è necessario uno spazio di 0,6 mq ed i gas serra prodotti sono pari a 30 gr.

Dopo che ho acquistato il numero d’Internazionale sulla cui copertina campeggia la scritta “I vegani salveranno il mondo?”, so che mi porterò questo numero sempre con me così appena mi fanno la fatidica domanda io lo tiro fuori dalla borsa ed inizierò a leggere questo articolo, scritto da Chelsea White,  uscito sul New Scientist e tradotto in Italia da Internazionale.  La giornalista che lo ha scritto spiega perché era vegana, ha smesso e poi ha ripreso. Le sue motivazioni sono basate sull’impatto ambientale della carne, sulle così dette “esternalità negative” che non sono visibili ma ci sono e sono molto preoccupanti, tanto che 300 scienziati di tutto il mondo hanno rivolto un appello  all’OMS affinché faccia qualcosa per porre fine alla pratica dell’allevamento, considerato causa di disastri in campo ambientale i cui effetti si vedranno presto se non si fa qualcosa ORA! Del resto la FAO nel 2006 aveva già lanciato questo allarme, che è rimasto totalmente inascoltato.

L’essere umano è contradditorio per natura, si sa, però mentre gli “ambientalisti” sono tutti accesi sostenitori della raccolta differenziata, del KM0, delle bici elettriche, delle macchine elettriche pochissimi tra coloro che conosco si pongono il problema della necessità di essere vegani. Non vegetariani ma vegani.  Riporto un passaggio dell’articolo in cui si dice “ Per nutrire senza

Leggi tutto...

La Sicilia che crea: Kweder, scarpe ed accessori “Human and Animal friendly”

Tempo fa ad un convegno uno dei relatori, vegano antispecista disse “dobbiamo dirlo, le scarpe vegane sono davvero brutte”. Siamo scoppiati tutti a ridere perché in effetti sappiamo che noi vegani tra i tanti difetti che abbiamo stiamo pure attenti a non comprare scarpe o borse o cinture di pelle e le alternative, salvo casi rari, non è che brillino per bellezza ed oserei dire anche per comodità. Visto che però anche noi vegani, pur se strani, abbiamo una vita sociale ci piacerebbe anche vestirci bene e nel caso delle donne ci piacerebbe indossare scarpe femminili ed eleganti. Per colmare questo vuoto e darci la gioia di sentirci fighe anche se vegane laughing le sorelle Kweder hanno creato il marchio che porta il loro nome e che finalmente smentisce l’idea del relatore di cui sopra.

Il marchio Kweder, nato da quasi un anno, crea scarpe e borse ispirate ai colori della Sicilia. Le sorelle Kweder, di padre siriano e madre messinese, sono nate e cresciute in Sicilia e non se ne sono volute andare. Una di loro la potete incontrare pure al bistrot “Panama” sempre a Messina dove si mangia anche vegano in modo eccellente pagando il giusto.  Comunque iniziamo dal principio, come sapete questa sezione è dedicata alle realtà vegane in Sicilia, per cui quando ho letto Kweder scarpe create in Sicilia “Human & animal friendly e le ho viste sul loro sito, mi sono detta queste donne le voglio conoscere e così è stato. In realtà ne ho conosciute due su tre, una al bistrot (nel quale oltre ad occuparsi dell'accoglienza, contribuisce anche selezione del menù vegan) ed una al bar, dove avevamo appuntamento, Antica Latteria di Messina dove fanno dolci vegan FANTASTICI. Assaggiare per credere innocent  La più piccola delle sorelle Kweder, Jamila, che è non solo creatrice dei modelli insieme alle sorelle, ma anche addetta alla comunicazione del brand, mi ha spiegato come è nata questa idea.

In sostanza l’idea è nata da un’esigenza. Essendo loro vegane ed amando il fashion, avendo riscontrato la mancanza di un particolare stile glamour di scarpa vegan e made in Italy che avrebbero amato avere ai piedi, e volendo fortemente rimanere a vivere in Sicilia, a Messina in particolare, hanno pensato di abbinare la loro scelta etica alla creatività. Per cui un giorno si sono dette “ perché non creare un nostro brand?”. La cosa bella è non solo che le scarpe sono belle, femminili e comode ma che per essere trendy ed eleganti non è necessario far soffrire nessuno. Per nessuno intendiamo esseri umani, esseri animali ed ambiente. Chi non ha mai comprato un capo da Zara scagli la prima pietra. Io ad esempio ho comprato la settimana scorsa un bel Jeans fatto in bangladesh e mentre lo provavo mia madre, che mi accompagnava, borbottava “poveretti chissà quanto li pagano poco”. E dalle torto! Nonostante ciò l’ho acquistato, perché costa poco, perché forse mi serve, perché mi piace, nonostante io cerchi di acquistare sempre meno e rinnovare sempre più ciò che ho. Ma da questo acquisto sono uscita cambiata e il mio incontro con Jamila è stato importante in tal senso. Primo perché mi sono trovata di fronte una trentenne più consapevole di me, che di anni ne ho un tantino di più, tanto che mi ha detto di aver comprato un cellulare fatto con coltan etico, dopo che il suo si era distrutto dopo 10 anni di vita, poi perché mi ha spiegato che ogni materiale che usano per le loro scarpe ed accessori è rispettoso dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, poi perché hanno scelto due aziende di Palermo, che lavorano senza sfruttare nessuno, per realizzare la linea donna, e per la linea uomo addirittura un artigiano di Messina, quelli di una volta.

 Quelli che pensiamo si siano estinti a causa dell’invasione di prodotti a basso costo. Invece esistono e di questo non possiamo che esserne felici. Le scarpe del marchio Kweder per rispettare tutti questi parametri certo non possono costare quanto un paio di scarpe "cinesi", che non rispettano nessuno di questi parametri, ma certamente costano tanto quanto un buon paio di scarpe di pelle.

Essere vegani non è solo una moda o un’ idea di etica settaria rivolta solo agli animali non umani ma, al contrario, è un’idea di etica totale che comprende tutti gli esseri viventi. Comprare meno ma comprare meglioHuman & Animal friendly” dovrebbe essere il nostro motto, Kweder docet!

 

 

Bello da vedere e buono da mangiare. Il dolce vegano secondo Enza Arena Vegan Pastry

Da quando sono diventata vegana sono due le cose che mi mancano di più, in ordine di importanza: i dolci ed i formaggi. Per una golosa come me, andare a mangiare fuori, oppure andare a prendere un caffè con gli amici e sapere di non poter mangiare nessun dolce perché in nessuna pasticceria si trovano dolci vegani, a meno che non parliamo di cornetti surgelati, è veramente triste. Anche noi vegani, nonostante quello che pensano gli onnivori, amiamo mangiare bene e ancor di più cose saporite

Insomma, noi vegani non siamo malati e vorremmo uscire con i nostri amici e poter mangiare cose saporite dal salato al dolce esattamente come tutti gli altri. Per questo motivo, quando qualche tempo fa ho visto su Facebook la pagina di Enza Arena, che si chiama Enza Arena Vegan Pastry, una chef pasticciera vegana che vive e lavora a Catania, le ho chiesto subito un incontro. Che è avvenuto due giorni fa. Sedute ad un tavolo di un bar ho rivolto ad Enza delle domande per capire da dove fosse nata la sua passione per la pasticceria ed in particolare perché quella vegana.

La prima cosa che le ho chiesto è stato quale è stato il percorso che ha seguito per diventare una chef pasticciera. Enza Arena è diplomata in flauto traverso e insegna musica, le piace l’arte in tutte le sue forme e attraverso la pasticceria vegana, ha deciso di sfidare i luoghi comuni ed i pregiudizi secondo i quali un dolce buono non può essere vegano e attraverso tanto studio e passione è riuscita a rendere la pasticceria vegana eccellente. Sarebbe bastato che voi aveste assaggiato il dolce che mi ha regalato per rendervene conto. Una perfetta fusione di professionalità e creatività artistica. Il completamento del suo iter formativo per diventare la chef vegana che è oggi, ha previsto un corso di alimentazione vegan ed uno di pasticceria professionale, che le hanno fornito le basi indispensabili per trasformare un dolce classico in un dolce vegano.

Ma veniamo alle domande che tanti vegani penso, si pongano:

Innanzitutto, perché la pasticceria vegana è più costosa? Sono più costose le materie prime oppure ci sono altri motivi? Enza mi ha detto che le materie prime oggi sono leggermente più costose di quelle che si utilizzano nella pasticceria tradizionale, ma il fulcro del problema è che alle spalle della pasticceria vegana c’è uno studio molto lungo ed approfondito. Per meglio esemplificare questa sua affermazione, mi ha spiegato, in modo molto professionale, della sua ultima ricetta riguardante i bignè. Questo dolce tradizionale è di non difficile realizzazione perché ha come base l’uovo che ha molteplici funzioni tra cui legante, lievitante ed emulsionante etc. Ma se già, la pasticceria di per se purtroppo non permette errori, a maggior ragione non li permette quella vegana. Ci sono delle cose in cui non basta solo rispettare al grammo le dosi. L'estrema difficoltà risiede nel trovare la formula giusta per sostituire, nel caso del bignè, tutte le funzioni che le uova svolgono: legante, lievitante, emulsionante, etc. Per questo motivo, per arrivare ad ottenere un bignè degno di questo nome “ ho dovuto fare mesi e mesi di prove, stonando la testa a mio marito, che è la mia cavia”. Enza ride ricordando quelle prove.  Vista la mia attenzione alle materie prime ed alla necessità che io avverto di

Leggi tutto...

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.