Back to Top

info@paolasobbrio.it - paolasobbrio@gmail.com

 

Sii la voce dei senza voce - - - Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo - - - Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione -

Ti acquisto quindi sei mio. Come trasformare un essere vivente in un oggetto

Nella serata di domenica ho, purtroppo, visto il servizio della bravissima Sabrina Giannini sui cani di razza, il mercato e la criminalità che vi gira intorno ed i maltrattamenti genetici che subiscono le razze di cani per corrispondere alla moda del momento, alle aspettative del momento.

I cani trattati alla stregua di borsette Louis Vuitton, ossia mi piace, ho i soldi li compro.

Cosa c’è dietro, quale dolore, sfruttamento, violenze non gliene frega niente a nessuno.

La Giannini ha tenuto a sottolineare che gli allevatori seri esistono e chi vuole comprare un cane può e deve pretendere di vedere le madri per capire in che condizioni sono tenute, se sono equilibrate etc.

Il problema, a mio parere, è proprio nel concetto: acquistare un essere vivente.

Il problema, il nodo sta tutto lì.

Io non mi scandalizzo che ci sia gente che compra cani perché ci sono persone che comprano bambini, donne, violenza solo per esercitare il proprio desiderio di dominio.

Ti ho pagato quindi sei mio e di te faccio ciò che voglio, ti ho pagato hai più valore, ti ho pagato faccio vedere agli altri quanto sei bello/a.

Sono sempre successe queste cose ed è sicuramente ingenuo pensare che sia la società di oggi che le determina o come ho letto da qualche parte il capitalismo o il liberismo.

No. Prima di comprare i cani si compravano gli schiavi e si comprano ancora.

E’ il concetto di acquisto legato ad un essere vivente che va rivisto senza fare distinzioni.

C’è ancora chi pensa “ah ma è un cane”. No, non è un cane è un simbolo.

Dimmi cosa e come consumi e ti dirò chi sei

Stamattina sono andata a fare la spesa.

Impiego sempre molto tempo per fare la spesa perché leggo tutte le etichette, la provenienza, cerco di comprare prodotti che siano contenuti in imballaggi riciclabili, di non comprare prodotti che contengano conservanti, coloranti etc.

Sono sempre stata presa in giro dai miei amici per questo mio modus operandi ma io me ne sono sempre molto fregata.

Devo ammettere di essere fortunata perché i miei genitori hanno sempre fatto lo stesso e quindi io ho imparato da loro.

Ho sempre dato un’importanza “politica” al momento della spesa che potrei riassumere in “dimmi cosa e come consumi, ti dirò chi sei”.

Fare la spesa, a partire dalla verdura per finire al bagnoschiuma è un atto che richiede una grande responsabilità e che molti dimenticano a discapito del prezzo e, quindi, anche della tutela dell’ambiente, della propria salute e del mondo che stanno consegnando alle generazioni future.

Oggi ho visto che alcune marche di acqua, tra cui la sicilianissima Geraci, ha messo in vendita l’acqua nelle bottiglie di vetro e l’ho comprata!

Logico, direte voi. Logico no, per due motivi.

Il primo, perché l’acqua non si dovrebbe comprare ma si dovrebbe poter bere dal rubinetto, cosa che al Sud pare essere impossibile.

Il secondo, è che l’acqua in bottiglia di vetro costa più del doppio di quella in bottiglie di plastica.

Ho chiesto ad una signora che lavora al supermercato se, visto il costo, fosse previsto il reso della bottiglia, mi ha detto di no, ma si ricordava come me che quando eravamo piccole noi il reso del vetro era una prassi consolidata, solo che, invece di andare avanti siamo andati indietro e con l’avvento della plastica abbiamo sostituito le buone abitudini con quelle cattive con conseguenze sull’ambiente facilmente visibili agli occhi di tutti.

In questi giorni in Italia si sono verificati danni  a cose e persone dovute al maltempo, ma la verità è che i danni a cose o persone sono riconducibili a noi, che con il nostro menefreghismo quotidiano consumiamo risorse ad un ritmo non più sostenibile in un pianeta popolato da 9 MILIARDI di persone, numero destinato a crescere.

Ho sentito molti parlare di “messa in sicurezza del territorio” che è cosa buona e giusta ma senza una campagna educativa seria sulle conseguenze delle azioni, attività e consumi di ogni cittadino, tra 1/2/3/ 4 anni ci ritroveremo a parlare di altre tragedie.

Esiste ancora gente nel 2018 che mangia ogni giorno con i piatti di plastica e non fa neanche la raccolta differenziata.

Direi che questo disastro lo potremmo imputare anche a loro, voi che dite?

A ciò aggiungasi, il ruolo che hanno gli allevamenti di animali, oltre che naturalmente  sugli animali stessi, sul riscaldamento globale, a causa delle emissioni inquinanti a danno di falde acquifere, atmosfera e suolo e del disboscamento di ampie parti della foresta amazzonica per far posto a piantagioni di soia e cereali da destinare agli animali da allevamento, tanto che come ho scritto nel mio ultimo libro,(Sobbrio-Pettorali, Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie):

Recentemente 300  tra professori universitari, ricercatori, medici, climatologi, biologi e scienziati hanno firmato una lettera aperta in cui chiedono all’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) di prendere in seria considerazione le conseguenze devastanti che derivano dagli allevamenti intensivi (www.openletteranimalfarming.com).

Nel 2016, durante l’assemblea annuale dell’OMS, il Direttore generale, Margaret Chan, ha evidenziato come il cambiamento climatico, l’antibiotico resistenza e le malattie croniche siano un “disastro al rallentatore”.

Nonostante questo sia strettamente correlato all’allevamento industriale non si stanno prendendo dei seri provvedimenti.

Sembra del tutto assente dall’Agenda Europea ed internazionale una seria riflessione sulla necessità di assumersi la responsabilità di porre rimedio a questo disastro e di pensare alle generazioni future.

Come teorizzato dal filosofo tedesco Hans Jonas il momento presente è l’unico momento in cui si può agire per limitare i danni delle azioni attuali rispetto al futuro. Il suo principio di responsabilità si fonda su alcuni imperativi morali tra cui:

Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra” (Jonas H., Il principio di responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, 2002, p. 16)".

Se ogni persona facesse la sua parte, soprattutto chi ha gli strumenti di conoscenza a disposizione per poter scegliere, non dico che potremmo risolvere il problema ma sicuramente mettere il freno a mano al disastro di cui ha parlato Margaret Chan.

Mi viene da dire “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” con le tue azioni quotidiane e non aspettare che gli altri facciano ciò che puoi ogni giorno fare tu.

 

Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie

Circa due anni fa, la casa editrice Key mi ha proposto di scrivere un libro sulle normative riguardanti gli animali, io ho coinvolto in questo arduo progetto Michela Pettorali, veterinaria, perché la mia idea era scrivere un libro che a fronte dell’analisi delle normative spiegasse anche perché dal punto di vista medico-veterinario le stesse siano completamente inadeguate a tutelare gli animali non umani.

📔Il risultato è un libro di 222 pagine in cui abbiamo preso in considerazione solo gli animali da produzione alimentare tralasciando, al momento, quelli destinati alla sperimentazione di cui scriveremo prossimamente.📔

👉Le normative sul benessere animale sono, fortemente condizionate da una prospettiva antropocentrica e vedono coinvolti una molteplicità di attori: le Istituzioni, i produttori, i cittadini, i consumatori e i consum-attori del cambiamento che attuano attraverso le scelte alimentari.

Questi si dividono in:

👉coloro che non mangiano alimenti che derivano da animali e/o i loro derivati.

👉Quelli che mangiano carne e derivati animali che però sono sensibili al processo produttivo (e che quindi sono anche disposti a spendere di più purché vengano rispettati determinati standard di qualità che si riflettono in un maggiore benessere per gli animali)

👉Quelli che non hanno nessun interesse ad assicurare il benessere agli animali e non sanno neanche cosa sia.

📔Per vedere rispettato il diritto alla non sofferenza degli animali, che a una prima occhiata sembrerebbe essere il presupposto fondante di queste normative, anche se, come vedremo il presupposto è altro, bisogna ingaggiare una lotta serrata.

La lotta è impari, diciamolo subito, e vede, da un lato:

👉animali che da soli non possono difendersi, accanto ai quali ci sono degli esseri umani che stanno cercando di fare la rivoluzione al posto loro

dall’altro

👉la società che ne rivendica il dominio con argomentazioni variabili a seconda del contesto e della latitudine.

👉Al centro di tutto c’è l’animale che rimane, per il diritto, una cosa, una res, un oggetto di proprietà, un mezzo per il raggiungimento di un fine.

👉Il fine umano è, nel caso degli animali da allevamento, destinati a diventare o a produrre cibo, quello di garantire un prodotto sano ed evitare il diffondersi di zoonosi.

👉Per raggiungere questo obiettivo, all’ animale viene concesso un po’ più di spazio, e qualche altra cosa, definito arricchimento, che consenta allo stesso di non arrivare ad una situazione di malessere e di forte stress poiché, ciò è considerato un fattore di rischio per la salubrità del prodotto di derivazione animale e anche per la diffusione di zoonosi.

Le normative consentono veri e propri maltrattamenti, che sono considerati necessari, come è il caso delle gabbie di gestazione delle scrofe da latte, del trasporto degli animali al macello, il macello stesso, la castrazione dei suinetti senza anestesia, il debeccamento delle galline, la triturazione dei pulcini vivi, l’allontanamento del vitello appena nato dalla madre e così via. 🐖

Questo approccio non tiene conto di evidenze scientifiche e come ci ricorda Mark Bekoff:

"Quando poniamo davvero attenzione alla teoria evolutiva e all’idea di Charles Darwin riguardo alla continuità evolutiva, vediamo che noi esseri umani non siamo gli unici esseri intelligenti, senzienti ed emotivi. 

Derubare gli animali delle loro capacità cognitive ed emotive significa fare della ‘cattiva biologia’. 

Allo stesso tempo, riconoscere loro tali caratteristiche non significa affatto attribuire loro ‘qualcosa di umano’ che essi stessi già non posseggano. In questo senso la Cambridge Declaration on Consciousness sottoscritta da scienziati di fama mondiale, nota che i dati scientifici disponibili mostrano chiaramente che tutti i mammiferi, e anche alcuni altri animali, sono esseri completamente coscienti. 

È chiaramente giunto il tempo per l' Universal Declaration for Animal Sentience che aiuti le persone ad assumersi personalmente le proprie responsabilità riguardo alle scelte che si fanno quando si interagisce con gli altri animali. 

È tempo di mettere da parte le idee obsolete e non dimostrate riguardo alla senzienza animale e accettare che gli animali sono esseri senzienti" Il libro si può acquistare su Amazon al seguente link:Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni guridiche e veterinarie. Key editore 2018

 

Perchè vi consiglio di leggere, Vegan. Un Manifesto filosofico di Leonardo Caffo

Conosco Leonardo da circa 6 anni, forse di più, abbiamo fatto un bel pò di cose insieme, tra conferenze, libri, festival e per ultimo lui ha scritto la prefazione del mio ultimo libro, scritto con Michela Pettorali pubblicato qualche giorno fa dal titolo " Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie" Key editore.

Di Leonardo ho letto praticamente tutti i libri, ed ho iniziato a leggerli ancor prima di conoscerlo, e nello scriverlo già mi sorprendo avendo lui solo 29 anni.

Quello che ho sempre apprezzato di Leonardo è la chiarezza, non sembra neanche un filosofo da questo punto di vista, e l’originalità di alcune sue teorie.

L’ultimo libro, Vegan, un manifesto filosofico, l’ho letto in un giorno, in primis perché è chiarissimo, come sempre, e poi perché mi sono ritrovata perfettamente in linea con la sua tesi ed anzi mentre lo leggevo pensavo “ toh guarda questo che scrive le cose che penso iolaughing

Qual è questa tesi?

La tesi è che noi vegani di oggi siamo seminatori di alberi che svetteranno verso il cielo tra qualche decennio, probabilmente anche un secolo.

Quello che stiamo facendo oggi è porre le basi per una rivoluzione che noi non vedremo ma che avverrà quando noi non saremo più qui per vederla.

Per questo motivo siamo come “seminatori di futuro”.

E nel frattempo che facciamo?

Nel frattempo continuiamo a sensibilizzare, a parlare con le persone, a fare le investigazioni, a mettere in luce le incongruenze del sistema di allevamento di animali ma abbandoniamo l’atteggiamento settario che molti vegani praticano.

L’atteggiamento giudicante, incazzato, pronto a puntare l’indice contro tutti quelli che non sono vegani puri, che cercano con precisione millimetrica che non ci sia la minima traccia di ingredienti animali in ciò che mangiano condannandosi pertanto ad una vita impossibile poiché nulla di ciò che ci circonda nel mondo odierno potrà mai dirsi vegano al 100% o comunque la certezza noi consumatori non la potremo avere mai a meno che non coltiviamo ed autoproduciamo tutto il cibo che mangiamo, tutto, e non abbiamo animali d’affezione e non usiamo i mezzi di trasporto etc.

In sostanza nell’intento di essere antispecisti cerchiamo di non far uscire tutto il nostro antropoegocentrismo.

Non so se esista questo termine ma mi piace e credo che renda bene l’idea di ciò che  Leonardo descrive.

Insomma tutto ciò che facciamo può nascondere uno sfruttamento degli animali, pertanto che senso ha additare il vegano che se si trova a cena in un posto dove non ha nulla da mangiare e può mangiare solo vegetariano come un impuro?

Non è questa la nostra battaglia, ma è piuttosto porre le basi per la fine dello sfruttamento istituzionalizzato e senza limiti, quelli previsti dalle normative sono meri specchietti per le allodole, degli animali non umani.

Sono gli animali non umani i soggetti della nostra battaglia non cercare il pelo nell’uovo nella condotta morale dei vegani.

Quello che manca, dice Caffo, e lo ripeto da sempre anche io, al movimento antispecista, o postumanista, per usare un termine più moderno e che desta meno diffidenza, è la coesione ma è, invece, molto presente la rivalità basata sul giudizio dell’altrui operato.

Ma “ chi siamo noi per giudicare?” ( pag. 107)

Se il vero problema fosse quello della coerenza individuale, allora non avremmo via di scampo, perché il capitalismo contemporaneo inserisce tutti noi in una rete di consumi che non consente applicazione perfetta di quasi nessun precetto morale “ ( pag. 46).

Ma NOI, ed il noi è importante in questo libro, “ saremo anche strani ed immaturi, ma siamo gli unici ad avere il coraggio di prendersi in carico una situazione eticamente insostenibile: lo sterminio seriale, efferato ed ignorato, di decine di miliardi di animali all’anno che senza alcuna colpa muoiono sotto il peso dell’indifferenza….in fondo i vegani stanno testimoniando un passaggio epocale: dall’idea di etica come cura di qualcuno in particolare a quella di cura di un’idea” ( pag. 48)

Nel libro di Leonardo è evidente la sua passione per l’estetica, sono molti i rimandi e i parallelismi che fa tra il mondo vegano ed il mondo dell’arte intesa come ricerca di nuove forme di comunicazione attraverso la stessa.

I vegani, dice, sono creativi, pur di sottrarsi al mondo così come c’è stato imposto inventiamo nuovi piatti, nuovi modi di fare i dolci, nuovi tessuti, nuovi cosmetici, insomma anche i vegani sono artisti e come tali sono innovatori e per innovare ci vuole molto coraggio.

I vegani stanno creando un mondo nuovo, un mondo che non esisteva e che non sarebbe esistito se dietro non ci fosse una forte motivazione: “ Il tempo di ogni rivoluzione radicale, agli occhi degli scettici, è quello dell’impossibile. Ma se questo è il tempo che ci è stato assegnato, allora questo è anche l’unico tempo in cui dobbiamo fare tesoro. Quando la motivazione è grande, e riguarda la speranza di miliardi di vite, deve esserlo anche la sopportazione…”( pag 112).

Per essere vegani, o per portare su di sé un gesto rivoluzionario, è necessario svuotarsi del peso del raggiungimento immediato di un obiettivo”(pag. 114)

Questo è il concetto che racchiude più di tutti, a mio parere, il senso della NOSTRA battaglia.

NOI stiamo combattendo per una nuova idea di mondo, stiamo creando un nuovo mondo, stiamo facendo vedere che è possibile, dovremmo essere orgogliosi di questo e se è giusto continuare a costruire dobbiamo capire che Roma non è stata fatta in un giorno e purtroppo neanche la fine dello sfruttamento animale avverrà in un giorno.

Un libro da leggere per far pace con i nostri sensi di colpa, la nostra parte triste, e quella incattivita dalle ingiustizie che vorremmo cessassero, e con gli altri vegani che pensiamo non siano “ bravi quanto noi”, anche loro sono costruttori del mondo nuovo tanto quanto noi.

Un libro da regalare a chi dice “ beato te che ci sei riuscito, io proprio non ce la faccio, però ho ridotto il consumo di carne eh!” perché potrebbe decidersi finalmente a non temporeggiare più.

Un libro da non regalare a chi dice “ gli animali li mangio perché sono buoni” perché tanto non capirebbe, sono persone che vivono nel passato remoto ed è inutile fargli vedere il futuro, non lo capirebbero.

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.